giovedì 24 marzo 2011

STREET ART DI GUERRA ANTI-GHEDDAFI


Reportage sulla street art di guerra. Esiste. Oggi ne parleremo ma sopratutto la vedremo. Poco prima dell'intervento Onu in Libia, poco prima che le forze dei ribelli iniziassero a ritirarsi lentamente dentro Tripoli, Misurata e Bengasi, Finbarr O'Reilly, coraggioso fotografo dell'agenzia stampa tedesca Reuter, è riuscito ad immortalare dei preziosissimi casi di street art contro il colonnello Gheddafi.

Una vera e propria esplosione artistica, una voce spinta dal sentimento di odio e di riscatto verso il dittatore libico. Come molti dittatori Gheddafi aveva
assunto uno stretto controllo sulla sua immagine.



Con l'avvento della ribellione la libertà di espressione nelle zone controllate dagli opponenti al regime è dilagata, tentando di rovesciare l'egocentrismo iconografico che ha regnato per oltre 40 anni di regime.

Caricature, graffiti sono sbocciati sui muri e le strade delle città e degli avamposti in mano ai ribelli. Si tratta di "vignette di guerra", crude, in certi casi antisemite, quest'ultime fanno riferimento alle origini ebree del Colonnello, ma cariche anche di ironia e voglia di ossigeno. Osservandole con attenzione si legge tutta la storia ma sopratutto l'attuale sentimento del popolo libico. 


Una piccola conquista, quella della libertà di espressione, su cui molto poco si riflette nel nostro paese. In molti paesi occidentali simili immagini si è liberi di crearle, darle in mano ad un editore, ottenere una pubblicazione riuscendo a creare un profitto personale oltre che un capitale simbolico di successo. 

In altri casi si prendono bombole, fettuccine di corda e ci si avventura in giro per le periferie dei centri urbani creando veri e propri capolavori come oscene amenità. Ma sta a noi scegliere se farlo o meno.


Questi sono i primi assaggi di libertà libica. Godiamoceli. Senza retorica e senza tirare conclusioni, prendiamoli come un dato di fatto. Perchè sì, nella vita ancora c'è qualcosa che non è legato ad un'ideologia o ad un opinione personale.  






Claudio Capanni 
(claudiocapanni@aol.com)

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