lunedì 11 aprile 2011

SAVINI: SCULTURE DI CHEWING GUM


Strutture in  vetroresina ricoperte di gomma da masticare rosa. Chewing gum che diviene scultura, manipolato per la stesura sopra ad un calco di gesso rivestito in poliuretano espanso. BigBabol essiccata con antibiotico, formaldeide ed infine paraloid, una resina acrilica.

Oggi Next ha deciso di parlare delle opere di Maurizio Savini, artista romano che nella sua casa studio nel quartiere capitolino di San Lorenzo, plasma, crea e produce rose cromie scultoree realizzate con il chewing gum.

Un rosa artificiale, plastico, costruito che come pelle posticcia ricopre le sculture di Savini. Il progetto visivo di questo artista nasce nel 1996 quando casualmente nei cassonetti della spazzatura sotto la sua abitazione trova
cinque scatole di gomme scadute gettate dal vicino tabaccaio. Da lì ha inizio la sperimentazione di un genere artistico unico nel pianeta. 



Uno strumento, il chewing gum, che è già diviene messaggio. Il messaggio di un artificio commerciale, di un'attività superflua, quella del masticare senza deglutire, di un colore che in toni così accesi e omogenei non è rintracciabile in natura. Dunque uno degli emblemi della cultura pop, introdotto durante la Liberazione alleata a metà degli anni '40 del secolo scorso.

Tabacco, cioccolata e gomme da masticare. Scaricare la tensione dei soldati, azzerare i loro cali di zuccheri e mantenerli svegli masticando durante la notte. Questa la triade di prodotti che vennero diffusi fra la popolazione italiana dopo il biennio fatale. Prodotti che paradossalmente servivano per affrontare meglio la guerra e che sono diventati simboli di una rinascita e di una liberazione


Savini associa infatti al chewing gum un profondo sentimento di euforia, di cambiamento e di spensierata giovinezza è in qualche modo proseguita nei decenni successivi dalla sua generazione. 

Un materiale di largo consumo che come i  
jeans si è esteso a macchia d'olio sulle storie adolescenziali di milioni di ragazzi poi diventati uomini. Un materiale effimero e deperibile, come del resto la natura stessa dell'uomo. Questo lo strumento-messaggio che regge le sculture di Savini.

Sculture che mettono in risalto proprio la loro monumentalità a contrasto con la deperibilità del materiale utilizzato. Tra i soggetti scelti dall’artista, accanto a figure umane o oggetti sottratti al quotidiano, compaiono anche diversi animali in via d’estinzione. Vere e proprie riflessioni sulle sorti dell'ecologia nella post modernità. 



Nel "Dissenso di un uomo", la sua ultima opera recentemente esposta a Firenze, abbiamo una natura che nasce forgiata nella gomma da masticare. Al centro della sala troneggia un enorme gorilla rosa circondato da altri piccoli animali. 

Ognuno avvolto in una bandiera nazionale. Un messaggio non trasparente ma intelegibile. Per Savini sono le razze che definiscono davvero la cultura, non l’identità e le credenze dei singoli individui della specie. 

Spostare i simboli dei continenti confonde, smentisce, nega le acquisite associazioni analogiche e suggerisce un movimento, concreto e simbolico, un’esperienza che turba, disturba, sconcerta, trascinandoci nostro malgrado per un viaggio immobile. 



Il secolo dell'ambiente è alla porta, anzi è già iniziato. Le razze umane simili a quelle animali, non in termini dispregiativi. Anzi, egualitarie ma diverse, culturalmente lontane per universi d'appartenenza ma simili nel genere. Il messaggio è dedicato ad un uomo capace di dissentire e per questo di dialogare e rifondare. Ci riuscirà o sarà effimero e modellabile come quella dannata gomma rosa?


Claudio Capanni 
(claudiocapanni@aol.com)

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