Nastri di cemento metropolitani percorsi da pistoni stridenti e lubrificati con in sella persone, la cui mente annega in ben altro tipo di lubrificante. Quel liquido viscido ed oleoso, morbido ed invisibile, quella noncuranza verso tutto e tutti che permette alle giornate cittadine di scorrere via lisce senza troppi intoppi.
Sotto al cemento i tunnel scavati dal Novecento e attraversati dai binari della metro, inconsapevole scrigno di sogni, passioni, angosce e desideri delle migliaia di persone che ogni giorno si lasciano cullare dal suo loculo metallico rapido come una tachicardia.
In questo ambiente nasce la street art, la parola di chi non si fa gettare a terra dal sistema della grande Babilonia moderna e cerca di offrire allo spettatore distratto, affogato nel lubrificante delle proprie preoccupazioni, un barlume di idea, di esperienza e novità. La street art e l'arte del quotidiano, il fiore che nasce nella pattumiera, il principio di scostamento dalla
